Questi pazzi, pazzi, pazzi Isa


Si fa presto a dire big data, fisco digitale, indicatori sintetici di affidabilità fiscale. Non appena si mettono gli stivali per terra ci si rende conto che una cosa è la teoria, altra è la pratica quotidiana. È quello che sta succedendo con gli Isa che, dai primi empirici riscontri effettuati proprio in questi giorni da diversi professionisti non sembrano affatto il massimo dell’affidabilità. Anzi. Le incongruenze si rivelano ad ogni piè sospinto. Non si capisce, per esempio, perché gli odontoiatri sono sistematicamente massacrati, tanto che i voti più frequenti sono uno o uno e mezzo, che dovrebbero significare accertamento garantito per tutti. Probabilmente l’algoritmo non ha tenuto conto che negli ultimi anni i ricavi medi di questi professionisti si sono fortemente ridotti a causa della concorrenza che arriva soprattutto dai paesi dell’Est Europa. Al contrario, il settore edilizio sembra dormire tra due comodi guanciali, tanto che, per esempio, le immobiliari di gestione o di compravendita hanno un 9 o 10 quasi assicurato. Anche per i professionisti i risultati sono spesso incomprensibili, tanto che si sono avuti casi di studi professionali che hanno sempre dichiarato redditi molto alti, sopra i centomila euro, e si sono visti assegnare votazioni bassissime, sono fioccati i 4 o 5. Al contrario professionisti che non hanno dichiarato una parte dei loro ricavi se la sono cavata con un voto più alto.


Ma c’è un altro aspetto di cui, forse, non si è tenuto adeguatamente conto: il meccanismo degli indicatori sintetici di affidabilità sembra congegnato per favorire l’evasione, invece che per contrastarla. Infatti, con gli studi di settore, in vigore fino all’anno scorso, il contribuente che durante l’anno avesse «dimenticato» qualche scontrino o qualche fattura, avrebbe potuto adeguarsi in sede di dichiarazione pagando imposte e sanzioni relative ai redditi non dichiarati e rilevati dagli studi di settore. Al contrario, con gli Isa ci si può adeguare senza pagare sanzioni, basta versare le maggiori imposte relative agli imponibili non dichiarati. Per chi vuole fare il furbo diventa conveniente, quindi, dichiarare solo una parte del fatturato e poi adeguarsi quel tanto che basta per ottenere un voto sufficiente a mettersi al riparo da un accertamento garantito. E qui potrebbe aprirsi un ulteriore problema perché se è vero che le liste selettive vengono elaborate a livello centrale è anche vero che vengono poi gestite a livello provinciale, può succedere che in una provincia risulti inaffidabile il 90% delle dichiarazioni, mentre in un’altra solo il 10%: siccome la capacità di accertamento ha i suoi limiti, nel primo caso potrebbero essere accertati solo il 10% dei contribuenti dichiarati inaffidabili, nel secondo caso il 90%. Sul piano giuridico le cose sono ancora più contorte. A cominciare dal fatto che il decreto attutivo del ministero dell’economia è del 9 agosto, ma è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il 17 agosto (e l’ultima circolare dell’Agenzia delle entrate è di pochi giorni fa) in contrasto con l’articolo 3 dello statuto del contribuente che, al comma 2, recita: «Le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti». Abbiamo quindi un decreto ministeriale che contraddice una norma di legge. Ma è inutile impugnarlo perché se anche si riuscisse, tra qualche mese o tra qualche anno, a farne rilevare l’illegittimità, non servirebbe a nulla, in quanto le liste selettive dei contribuenti non solo sarebbero già state elaborate nel frattempo, ma anche utilizzate da Agenzia delle entrate e Guardia di finanza.


Per finire, l’Agenzia delle entrate sembra perfettamente consapevole delle incongruenze che emergeranno dall’applicazione degli Isa, tanto che, nell’ultima circolare, ha indicato una via di fuga ai contribuenti: quella di segnalare nelle note aggiuntive eventuali anomalie e criticità. Adempimento perfettamente inutile perché gli algoritmi che gestiranno le dichiarazioni e attribuiranno i punteggi non potranno tenerne certamente conto. Di fatto quindi si tratta di un escamotage che riconosce una reale inadeguatezza degli Isa alla quale però l’Agenzia delle entrate non riesce a dare una risposta soddisfacente. 


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